Prof. Maurizio VieccaProf. Maurizio Viecca, primario cardiologia ospedale Sacco Milano

Il ritornello è sempre lo stesso: mancano medici e infermieri, le liste d’attesa sono troppo lunghe e servono più soldi per risanare il Sistema Sanitario Italiano che da anni denuncia congestione negli ospedali, attese anche di due anni per esami e visite specialistiche e carenza di camici bianchi. Tutto vero? Sì, anzi no perché c’è chi ha saputo cambiare il trend riducendo le liste d’attesa da 6 mesi a 2 giorni. A raccontarlo è il professor Maurizio Viecca, primario di Cardiologia all’Ospedale Sacco di Milano.  (N.d.R.: fu colui che per primo in occasione del Covid capì che ad uccidere i pazienti erano le trombosi più che le polmoniti e stilò il protocollo Viecca poi adottato in molti Paesi del mondo).

Dove va la sanità lombarda convegno in regione lombardia su liste d'attesa e congestione psDove va la Sanità lombarda?

Il professor Maurizio Viecca, in occasione del convegno “Dove va la Sanità Lombarda” organizzato nelle scorse settimane in Regione Lombardia dal gruppo consigliare di maggioranza, ha analizzato la difficile situazione della sanità italiana, ma ha portato numeri, case history e risposte concrete per ridurre liste d’attesa e congestione negli ospedali italiani.

Frammentazione informatica

Secondo Viecca, «l’incompatibilità dei sistemi informatici anche all’interno di stessi ospedali ha generato duplicazioni diagnostiche e diseguaglianze». La proposta è chiara: «occorre una legge che obblighi ogni struttura sanitaria ad utilizzare sistemi digitali compatibili che parlino tra di loro». Viecca al riguardo ha richiamato l’esempio europeo del Data Governance Act e dell’European Health Data Space come modelli da adottare.

Liste d’attesa ridotte da 6 mesi a 2 giorni

In merito alle liste d’attesa Viecca ha portato l’esperienza concreta del suo reparto al Sacco (Fatebenefratelli): «Abbiamo ridotto la lista d’attesa da 6 mesi a due giorni. Come? Grazie a  una programmazione dinamica degli ambulatori. Un intervento apparentemente minore, ma che letto in un contesto di riorganizzazione ospedaliera ha permesso di aumentare la produttività, studiando la disponibilità mensile di medici e infermieri e programmando, di conseguenza, la presenza ambulatoriale dei trenta giorni successivi con chiarezza».

Il segreto? L’organizzazione

«Fondamentale è stato il dialogo tra primario, medici di reparto e direzione in riferimento agli ambulatori interni, per intenderci quelli in cui si prenotano visite ed esami direttamente dal reparto, ma che non sempre sono pieni». Un cambio di passo che ha portato grandi benefici al reparto di cardiologia del Sacco «Abbiamo chiesto, e ottenuto, che questi posti liberi venissero comunicati almeno 15 giorni prima al CUP, in modo da permettere di occuparli. Sembrano piccoli interventi ma replicati su più ambulatori, e insieme alla diversa disponibilità dei medici mese per mese, ha fatto sì che il planning mensile con dettaglio giornaliero abbia prodotto grandi cambiamenti: + 112 giornate di ambulatorio mensili con risultati significativi: nel 2024 abbiamo fatto più di 700 prestazioni al mese per un totale di oltre 2165 prestazioni aggiuntive in tre mesi».

Carenza di personale

Un risultato straordinario tanto più se si considera che la Lombardia soffre di una grave carenza di personale; infatti, secondo i dati OCSE all’appello mancano 12 mila infermieri.  «Abbiamo 5,4 infermieri ogni 1000 abitanti anziché 9,7 come è la media europea», ha fatto notare Viecca che ha poi sottolineato come il costo della vita in particolare a Milano sia un deterrente: «un appartamento di 60 mq costa circa 1.380 euro di affitto al mese, questo determina un esodo verso città meno care». La soluzione passa da incentivi economici e progetti abitativi dedicati. «Al riguardo stiamo lavorando con ALER ad un progetto  abitativo per gli infermieri», ha rivelato il primario di cardiologia del Sacco.

Congestione dei PS? Un aiuto dalla telemedicina

La carenza di camici bianchi ha ripercussioni non solo sulle liste d’attesa, ma pure negli ospedali dove i Pronto Soccorso risultano troppo spesso congestionati. Anche a tal proposito il professor Viecca ha dato risposte puntuali basate su esperienze concrete.  «Lo studio condotto al Sacco ha mostrato che il 59% degli accessi non era da Pronto Soccorso, mentre la media dei tempi di attesa è superiore a 6 ore, e chi poi necessita di un ricovero spesso deve attendere su una barella in PS anche tre giorni». Al riguardo Viecca ha proposto cure domiciliari e telemedicina: «Con la mia fondazione (Fondazione Viecca un cuore per Milano) ho fatto un progetto di home Cardiology nei cinque distretti di Milano gestiti dal Sacco per il monitoraggio a domicilio di pazienti scompensati. Da remoto grazie ad una app sul cellulare monitoriamo i parametri  come pressione, peso, spirometria. Questi dati vengono poi raccolti in una piattaforma che invia un alert quando ci rivela dei problemi. Il medico, in questo modo, interviene direttamente consigliando di assumere farmaci o di andare in ambulatorio».

Percorsi diagnostici e teleconsulto

La mancanza di coordinamento tra medici di medicina generale e specialisti è un altro nodo critico. Il Primario di Cardiologia del Sacco ha suggerito, come soluzione, l’impiego della piattaforma 𝗧𝗘𝗔𝗖𝗛 (𝑇𝑒𝑙𝑒𝑐𝑜𝑛𝑠𝑢𝑙𝑡𝑖𝑛𝑔 𝑓𝑜𝑟 𝐸𝑑𝑢𝑐𝑎𝑡𝑖𝑜𝑛, 𝐴𝑝𝑝𝑟𝑜𝑝𝑟𝑖𝑎𝑡𝑒𝑛𝑒𝑠𝑠 𝑎𝑛𝑑 𝐶𝑜𝑙𝑙𝑎𝑏𝑜𝑟𝑎𝑡𝑖𝑜𝑛 𝑖𝑛 𝐻𝑒𝑎𝑙𝑡ℎ𝑐𝑎𝑟𝑒): «dal dialogo tra il medico di medicina generale e lo specialista arriva un miglior inquadramento del paziente. Il modello è quello tedesco. Questa piattaforma di teleconsulto teach è stata realizzata per permettere al medico di medicina generale di  dialogare con lo specialista in tempo reale o differito. Al progetto hanno già aderito più di cento medici di famiglia. È un sistema intelligente per inquadrare il paziente che farà gli esami solo quando necessario. In questo modo solo una minima parte andrà in ospedale, il che permetterà di ridurre la congestione dei Pronto Soccorso». La costante comunicazione tra medici di medicina generale e specialisti mediante il teleconsulto diretto teach darà un vantaggio aggiuntivo: «Per il medico di famiglia sarà anche l’occasione per fare formazione continua», ha concluso Viecca.

 

 

Di Federica Bosco

Giornalista professionista e scrittrice, autrice del blog Obiettivo Milano

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