Non si arresta l’emorragia di infermieri in Lombardia. Sono 1006 le cancellazioni nel 2023. C’è chi sceglie di trasferirsi e chi invece fa il frontaliero, prevalentemente in Svizzera, lavorando all’estero e vivendo in Italia. C’è chi fugge e chi invece vuole restare a tutti i costi, cercando però di fare qualcosa per cambiare le regole del gioco. È il caso di Zakaria, un giovane infermiere originario del Marocco, ma assunto in un ospedale lombardo, che ha scritto una lettera al Ministro della Salute Orazio Schillaci per manifestare le difficoltà di una categoria tanto preziosa quanto bistrattata oggi in Italia.

C’era una volta un ragazzino di 10 anni di nome Zakaria, oggi infermiere …

«Egregio Ministro Schillaci, mi chiamo Zakaria e sono un Infermiere di Pronto Soccorso e 118 in Lombardia. È da un po’ di tempo che pensavo di scriverLe. Non so il perché sinceramente… Forse perché Lei è uno dei pochi Ministri della Salute dal 2005 ad oggi ad essere un Medico, una persona che ha lavorato nella Sanità». Inizia così la lettera di Zakaria che ha deciso di raccontare la sua storia di migrante prima, di studente poi fino al giorno in cui è arrivata la tanto aspirata cittadinanza italiana.

La cittadinanza italiana e la strada della Sanità

«Nel 2013, grazie alla legge n. 91 del 1992, ho raggiunto con la mia famiglia un grande obiettivo: la cittadinanza italiana… Finita la scuola dell’obbligo, mi sono imbattuto un po’ per caso un po’ per fortuna, nella strada della Sanità. Mi sono iscritto all’Università e mi sono laureato in Infermieristica. Altra grande festa! Da qui ho fatto un salto all’estero, quello che di solito è attrattivo per i giovani italiani e offre grandi opportunità, per l’esattezza sono andato in Francia, dove, però, ho sentito una cosa che mai avrebbe immaginato: la mancanza della terra non natia, ma il richiamo di “Mamma Italia”». Neppure era nato in Italia Zakaria, eppure il Paese che lo aveva accolto, formato e istruito gli mancava al punto da spingerlo a tornare.

Inizia il lavoro da infermiere: turni massacranti in attesa dell’assunzione

Il ritorno in Lombardia non è facile, Zakaria tenta la strada dei concorsi pubblici, ma prima di arrivare all’obiettivo deve affrontare dure prove e turni massacranti, come scrive al Ministro Schillaci: «Dopo ben 8 concorsi, riesco ad entrare in graduatoria; e mentre attendo di essere chiamato, non resto certo con le mani in mano. No Signore! Durante il primo anno di lavoro mi barcameno tra un paio di strutture private nel nord Italia. Signor Ministro, non so se lo sa, ma durante il turno di notte c’era un solo Infermiere con quattro OSS ad assistere 120 pazienti! Si rende conto? Follia, ma non c’erano alternative migliori all’orizzonte. Un fatidico giorno è arrivata la lettera d’assunzione presso un’azienda pubblica: finalmente! Una nuova carriera all’interno di un Ospedale Pubblico, nello specifico in area critica: un ambiente assolutamente stimolante».

Molto di più di eroe

Un momento vissuto come una vittoria, ma che altrettanto velocemente si è sgretolata sotto i colpi dapprima del Covid e poi di un settore che dimostra tutta la sua vulnerabilità. Nonostante lo stipendio basso, la fatica dei turni, i pochi riposi, la voglia di urlare, il trovarsi la morte in faccia tutti i giorni e la poca riconoscenza sociale (salvo durante il primo periodo Covid, di cui ricordava bene l’appellativo “Eroi”), Zakaria decide di crederci ancora di più. Si iscrive ad un Master di 1° livello in Area Critica (terminandolo prima del dovuto), partecipa a tantissimi corsi di aggiornamento e specializzazione. Si immatricola al Corso di Laurea Magistrale in Management Pubblico e dei Sistemi Socio Sanitari e in contemporanea ad un altro Master di 1° livello in Coordinamento delle Professioni Sanitarie (grazie alla legge n. 33 del 12 Aprile 2022), che porta avanti con molta fatica, ma senza mollare. Si era messo in testa di crescere in maniera olistica e di puntare alla carriera. Ed inizia ad insegnare agli studenti del terzo anno del Corso di Laurea in Infermieristica, nella città dove lavora. Grandi traguardi per un ragazzo di neanche 30 anni.

I limiti del Sistema Sanitario Nazionale: per un infermiere ne vale la pena?

Un giorno però Zakaria inizia a chiedersi se ne vale la pena. «Non perché fosse successo qualcosa di particolare, ma perché non vedevo un ritorno in quello che offre ad oggi il nostro Servizio Sanitario Nazionale in termini di possibilità di carriera, di salario mensile e soprattutto di dignità: né per me stesso (insieme a tutti i colleghi che svolgono le medesime attività), né per i pazienti di cui mi prendo cura tutti i giorni in Pronto Soccorso – scrive Zakaria –  Sono qui a scriverLe queste interminabili parole, Ministro, per illustrarle (come hanno fatto altre persone come me) quello che sta provando e pensando un qualsiasi operatore sanitario: Medico, Infermiere, OSS, Fisioterapista, Tecnico di radiologia e via dicendo, che lavora e si prodiga in questo Servizio Sanitario Nazionale che Le chiedo, anzi, Le chiediamo di difendere».

Le difficoltà di essere infermiere oggi

È un fiume in piena Zakaria, spiega le criticità e la strada da percorrere per rendere più attrattiva la professione tra i giovani. «Valorizzi i professionisti che vi operano giorno e notte, offra loro possibilità concrete in sinergia con il MUR, per dare possibilità di specializzazioni e crescite professionali che siano REALI, e non solo su carta come i 1000 Master esistenti, che non sono considerati a livello aziendale e poco nella pratica quotidiana se non come accrescimento del bagaglio culturale. Aumentate gli stipendi per l’amor del cielo! I giovani non vogliono più fare questo lavoro. Incrementate le indennità, regolarizzate gli scatti di anzianità,  commisurate il rischio al guadagno, e rendete questi percorsi universitari più attrattivi».

Puntare sulle risorse umane

In particolare, il giovane infermiere fa notare le difficoltà di lavorare in Pronto Soccorso. «Le politiche Welfare di questo Paese hanno una marcia in più rispetto al mondo, ma il punto è un altro, Ministro: Salvi questo Paese dal rischio di uno Shock emorragico del Sistema Sanitario! Bisogna stoppare questa grande ferita ripartendo da un punto importantissimo: le risorse umane del Sistema Sanitario Nazionale. Concludo, Ministro, ringraziandoLa del tempo che ha dedicato a questa lettera e mi auguro di poter vivere in breve tempo una risalita da tutti i punti di vista di questo nostro mondo chiamato Salute».

By Federica Bosco

Giornalista professionista e scrittrice, responsabile e coordinatrice del blog Obiettivo Milano

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