Annabella è una volontaria del CISOM (Corpo italiano di soccorso dell’Ordine di Malta) da parecchi anni. Ha iniziato l’attività perché incuriosita dalle persone senza fissa dimora. «Ogni volta che i miei occhi incrociavano i loro in strada mi domandavo chi fossero, come mai fossero caduti così in basso – racconta -. Quella curiosità finalmente ha avuto una risposta quando, parlando con un’amica, ho saputo che faceva volontariato al CISOM. Ho chiesto di provare. La prima sera è stata folgorante e da
quel giorno la mia vita è cambiata».

Per Annabella è iniziata una nuova esistenza fatta di ore a trascorse a soccorrere gli ultimi, di riunioni, di organizzazione, di dialogo e di conforto. «Da febbraio 2019 siamo entrati nel progetto “L’unione fa la
forza” per dare un futuro ai giovani del bosco. Ogni mercoledì sera andiamo a Rogoredo, nei pressi della stazione per cercare un dialogo con chi fa uso di sostanze stupefacenti».
Inizialmente erano 150 poi con la pandemia si sono perse le tracce di molti di loro, ora stanno tornando e i dati dicono che sono sempre più giovani, anche ragazzini. Molti vivono ancora a casa, altri si muovono nel centro della città, fanno accattonaggio durante il giorno per poi dirigersi verso la stazione
di Rogoredo la sera. «Sono in condizioni disastrose che toccano le corde più intime – ammette Annabella -, non nascondo di aver pianto più di una volta al rientro a casa. Ancora oggi a distanza di due anni faccio fatica ad elaborare situazioni particolarmente tristi e trovare una serenità interiore». Eppure, i 25 volontari del CISOM non si arrendono, ogni settimana sono lì a parlare con i ragazzi, ascoltare il loro dramma a confortarli e a spronarli per cercare di vedere la luce in fondo al tunnel.

Lea e quel bambino che non doveva nascere

«Abbiamo incontrato tante storie tristi, alcune a lieto fine. Io ne conservo una nel cuore. È la storia
di una ragazza di 20 anni, Lea (nome di fantasia) che ho incontrato una sera d’inverno. Era in compagnia del fidanzato Marco (nome di fantasia) e mi ha detto di aspettare un bambino. Era nei primi mesi, indifesa, spaventata e indecisa. Sono rimasta colpita perché non potevo capire come una notizia
così bella fosse in un luogo tanto brutto. Con un escamotage mi sono fatta dare il numero di telefono del ragazzo. L’ho chiamato e gli ho detto di mettersi in contatto con la fondazione Eris per cercare di recuperare la giusta strada e dare un futuro a questo bambino. Si capiva che tenevano al loro
rapporto e anche al piccolo». Nei giorni successivi Annabella invia messaggi ai ragazzi per sapere se hanno seguito il suo consiglio. Dopo diversi tentativi finalmente la bella notizia: Lea e Marco si presentano in fondazione Eris dove vengono presi entrambi al Sollievo, un primo rifugio dove fermarsi per definire la terapia di recupero, prima di andare in comunità.
«Lea per la sua situazione è restata nel Centro fino quasi alla nascita del bambino. Questo ha cementato il nostro rapporto, e quando il 28 novembre del 2019 è nato il piccolo è stata una gioia infinita. Quasi come l’emozione provata alla nascita dei miei figli. Vedere questa ragazza che con tenacia è riuscita a portare a termine la gravidanza seguendo il percorso di recupero dimostra che c’è sempre una speranza. Occorre dare una possibilità a tutti». Oggi Lea e Marco seguono una terapia per il recupero, hanno avuto una borsa lavoro e il piccolo cresce bene. «Nell’ultimo mese abbiamo incontrato altre tre donne incinte al bosco di Rogoredo – rimarca Annabella -. È la prima volta dopo Lea. Leggere nei loro occhi il dramma umano, vedere i loro volti rigati dalle lacrime per il senso di colpa nei confronti delle
creature che portano in grembo, è molto toccante, ma ho deciso di raccontare la storia di Lea anche a loro per far capire che la volontà può vincere sulla dipendenza, se la motivazione è forte. Vedere che la vita riesce ad avere il sopravvento in questi contesti è come vedere nascere un fiore in autostrada,
tra il cemento».

Di Federica Bosco

Giornalista professionista e scrittrice, responsabile e coordinatrice del blog Obiettivo Milano

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